Economia del Dono

“Dice un verso di Kohèlet Ecclesiaste: manda il tuo pane sopra i volti delle acque, lascialo alla corrente, a sasso, al mondo, il pane, il tuo indispensabile, il dono di se stessi, del proprio tempo, del proprio sangue, di un organo, della vita tutta intera, non esiste offerta così priva di tornaconto. “questo è il mio pane”, disse il donatore di se stesso una sera di PASQUA nella città in collina, in quell’ultima cena si preparava ad offrire il pane di se stesso alla corrente del mondo a venire, alle generazioni future. (…) Questa è l’economia del dono che butta gambe all’aria i pareggio di bilancio, le partite doppie dare e avere, grazie al gratis, si tratta del dono da vita a vita. (…) Non è utopia, esiste già l’economia del dono e il mondo già si regge sul mutuo soccorso, sull’offerta del proprio tempo libero, del proprio sangue, degli organi, della vita stessa. Non è utopia, esiste già. E quando sparirà il sistema artificiale delle monete resterà l’economia del dono, resisteranno quelli che l’avranno saputa praticare.”

Da MONOLOGO SUL DONO, tratto dal libro con Dvd “Il turno di notte lo fanno le stelle” , Erri De Luca, Ed Feltrinelli, 2012

Il dono è un tema mai esaurito nella sua profondità e non esiste un concetto più lontano di questo dalla logica di mercato, anche se per comprenderlo conviene proprio partire da lì.

Sappiamo che ogni oggetto o servizio ha un valore intrinseco, espresso dalla sua utilità intesa come capacità di soddisfare un bisogno.

Nella logica di mercato questo valore si traduce esclusivamente in uno scambio oggetto – denaro e non è determinante che si instaurino relazioni tra acquirente e venditore, poichè l’unico scopo è il possedere l’oggetto in questione.

Negli scambi senza l’uso di moneta come il baratto e la banca del tempo è più facile che avvenga la relazione, anche se non sempre premeditatamente: al valore propriamente utilitaristico dell’oggetto scambiato si aggiunge anche il valore dell’incontro.

Nell’economia del dono avviene un passo ulteriore, di enorme portata.

In un bellissimo articolo intitolato “Dono, non pensiate che sia un regalo...” pubblicato sul portale Vita.it, l’economo Luigino Bruni scrive: “Esiste una stretta relazione tra comunità, vita in comune, e dono. Una etimologia della parola comunità fa derivare communitas dal cum-munus, cioè dal dono (munus) reciproco“.

La relazione tra dono e reciprocità la si ritrova anche nel famoso Saggio sul Dono (1923)  di Marcel Mauss, dove il meccanismo del dono viene sviluppato in tre momenti: DARE – RICEVERE – RICAMBIARE. L’analisi di Mauss potrebbe confondere: siamo abituati a pensare al dono così come lo definisce il vocabolario: ciò che si dà o riceve senza niente in cambio. Ma allora come parlare di ricevere, o addirittura ricambiare? Abbandoniamo per un attimo la nostra idea del dono inteso come regalo, seguendo il suggerimento di Bruni.

Il Dono implica innanzitutto che avvenga una relazione tra il donatore e il ricevente (aspetto questo non scontato, basti pensare all’offerta fatta alla zingara fuori dal supermercato o dalla chiesa). Questa relazione però va ben oltre all’incrontro e la conoscenza che può nascere nel contesto, per esempio, del baratto. Nel Dono autentico vengono coinvolti aspetti molto intimi e talvolta scomodi.

Nell’atto di DARE il donatore dona, liberamente. Nell’atto di RICEVERE il ricevente riceve, ugualmente liberamente: infatti può accadere che egli accetti o non accetti il dono. Quindi la prima cosa da capire è che il Dono implica una forte dose di libertà da entrambe le parti.

Questo atto così libero però rischia di diventare “ingiusto” se nella relazione che si insatura viene a mancare nel tempo la reciprocità. Se chi riceve rinuncia a RICAMBIARE o non gliene viene data la possibilità, nel tempo percepirà il donatore in una posizione di superiorità e si instaureranno facilmente sottili rapporti asimmetrici. Poichè il Dono crea una asimmetria iniziale nella relazione tra due persone, se non è ricambiato finisce per ledere la dignità di chi riceve. Ecco il rischio nascosto dietro l’atto di gratuità assoluta, fatto senza nulla in cambio: esso non fà nascere nessuna relazione e crea disparità.

Mauss vede nel Dono una questione sociale: il donatore da’ liberamente ma nel farlo coinvolge il ricevente in un circolo, potenzialmete virtuoso, di reciprocità in modi e tempi non definiti, e siccome il ricambiare può avvenire anche molto dopo e in una modaltà del tutto differente, il dono implica un grande atto di fiducia da parte di chi dona nei confronti di chi riceve, dandogli dignità.

Nel caso estremo del DONO DI SE’, meravigliosamente raccontato da Erri De Luca, il donatore di sangue, di midollo osseo dona a degli sconosciuti che tuttavia non sono sentiti come estranei ma piuttosto come componenti della stessa comunità di relazione in cui il donatore ripone la propria fiducia. Comunità intesa appunto come dono reciproco.

Questa visione di comunità è difficile da comprendere oggi, ma faceva parte della nostra cultura socioeconomica prima dell’avvento del Capitalismo. Lo spiega mirabilmente Karl Polanyi, storico del”economia: con il capitalismo la terra e il lavoro si trasformano in merci “fittizie”, mentre in realtà esse sono la sostanza stessa della società:

” Il lavoro è soltanto un altro nome per un’attività umana che si accompagna alla vita stessa la quale a sua volta non è prodotta per essere venduta… La terra è soltanto un altro nome per la natura che non è prodotta dall’uomo, la moneta infine è soltanto un simbolo del potere d’acquisto»                                                    La grande trasformazione, Karl Polanyi (pp. 93-94)

L’attività umana e l’ambiente naturale vengono subordinate alle leggi del mercato: le terre comuni vengono privatizzate, le masse vengono sradicate dalle campagne per far nascere la “manod’opera industriale”. Questo comporta, secondo Polanyi, la progressiva  erosione della vita sociale e comunitaria e la perdita del significato del bene comune prima curato da tutti, sostituito dalla ricerca dell’unico guadagno personale.

Parlando di Economia del dono ci si riferisce a quei modelli economici che prevedono la priorità delle relazioni e la reciprocità tra donatore e ricevente.

Un esempio è l’ Economia di Comunione, ideata da Chiara Lubich nel 1991. Le  aziende mondiali aderenti al Movimento dei Focolari coinvolte in questo progetto mettono in atto la comunione degli utili: destinano un terzo del risultato d’esercizio al consolidamento aziendale, un terzo all’azione dell’opera del Movimento nel mondo ed un terzo ad interventi umanitari. Ogni anno viene redatto un “Rapporto Edc” pubblico che dà conto di come gli utili delle aziende vengono distribuiti.

Anche la condivisione presente nei social network e nelle comunità on line sono state considerate come una sorta di pratiche di dono moderno, in particolare il free software (Openoffice) e l’open source ( un esempio per tutti : Wikipedia).

Approfondimenti

Il turno di notte lo fanno le stelle   Erri De Luca, Feltrinelli, 2012

Articolo di Luigino Bruni del 15/05/2009 – Vita.it – Dono, non pensiate che sia un regalo…

Il dono al tempo di internet Marco Aime, Anna Cossetta, Einaudi, Torino, 2010

Economie primitive, arcaiche e moderne – Karl Polanyi (1968), Einaudi, Torino 1980

La libertà in una società complessa – Karl Polanyi (1922-1940), Bollati Boringhieri, Torino 1987.

Saggio sul dono. Forma e motivo dello scambio nelle società arcaiche – Marcel Mauss (1923), Piccola Biblioteca Einaudi Ns, 2002.

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