Sharing !

Sharing, ossia condividere.

Secondo noi questo è il vero motore di un cambiamento possibile, recuperando a più non posso il prefisso “CO” nelle cose che facciamo: co-abitare, co-progettare, co-working, con – dividere… appunto!

Non è più possibile salvarsi da soli e bastare a se stessi. le nostre azioni pesano sugli altri, sull’ambiente e sui beni comuni e per ottenere grandi cambiamenti vale soltanto una regola: l’unione fa la forza.

Il sistema ci ha trasformato in efficientissimi consumatori singoli, circondati da strumenti tecnologici e meccanici che ci permettono di non chiedere aiuto a nessuno. Ma tutto questo costa e ci isola dalle relazioni al di là della porta di casa. Basta che il telefonino smetta improvvisamente di funzionare che ci sentiamo persi: proprio in quel momento ci ritroviamo a chiedere indicazioni al passante, o aiuto al vicino di casa. Ecco riaccendersi la relazione, la condivisione.

Quello che sta succedendo, per colpa o grazie alla crisi, è il recupero lento ma inesorabile della condivisione e della comunità intesa come valore. La sharing economy , già diffusa all’estero, ha avuto in Italia una crescita esponenziale proprio nell’ultimo trimestre 2012 e oggi conta più di 120 servizi collaborativi grazie ai quali si condividono case, bambinaie, cibo, barche, tempo, competenze, automobili, biciclette, denaro.

Nella pianificazione delle città si comincia a dare molto più peso alle esperienze di co-housign, grazie al quale un gruppo di persone può progettare il complesso abitativo in cui vuole vivere con alcuni spazi condivisi come la lavanderia, il giardino, l’area ricreativa, l’orto, la piscina.

Numerosi sono i processi attivi di progettazione partecipata, dove l’amministrazione e la cittadinanza co-progettano insieme le soluzioni per il proprio territorio: la condivisione delle problematiche e delle soluzioni ha l’effetto di responsabilizzare e valorizzare le competenze di tutta la comunità, restituendone la ricchezza di un capitale sociale prima non utilizzato appieno.

Anche i numerosi orti sociali e solidali presenti in italia sono un mirabile esempio di condivisione comunitaria del bene comune.

La condivisione in effetti è una pratica epidemica: se cominci non smetti più… garantito. Porta ad assegnare un valore diverso alle cose e al nostro tempo, a recuperare la fiducia nelle proprie capacità e negli altri. Rimette in primo piano il valore della relazione tra le persone. Potremmo cominciare condividendo il tagliaerba con il vicino o un viaggio con un una persona nuova (car sharing). Oppure potremmo pagare il lavoro dell’idraulico mettendogli a disposizione le nostre competenze ( banca del tempo). In ogni modo vivremmo un’esperienza arricchente che in poco tempo ci aprirà agli altri, proiettandoci fuori dal sistema dell’acquisto privato e del contratto economico.

Provare per credere!

Approfondimento

Condividere l’auto: blablacar  sharing

Condividere un viaggio: carpooling

Condividere la casa durante le vacanze: airbnb

mappatura degli adefici abbandonati: impossibleliving

Condividere biglietti del treno non utilizzati: scambiatreno

Progettare e vivere in condivisione: cohousing  e – cohousing

Progettare la comunità in condivisione: comuni virtuosi   partecipazione

Usare il tempo come moneta: banca del tempo

Scambiare e barattare vestiti: swap party

Barattare qualsiasi tipo di oggetti : reoose

Creare moda in condivisione: openwear

Acquistare cibo in condivisione e a km zero: gruppo di acquisto solidale

Distretti di solidarietà: distretto di solidarietà